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L’uomo contemporaneo vive anestetizzato in una logica lineare e materialista, incapace di comprendere il nucleo essenziale della propria esistenza. Attraverso il Lavoro, l’individuo può liberarsi tra le pieghe del Labirinto, realizzando che il Vuoto originario e la propria Esistenza sono la stessa identica cosa. La Realtà dell’Assoluto non è un Dio esterno, ma è il nostro Essere risvegliato.
L’Assoluto è frammentato in un numero infinito di parti che assumono la forma di un Labirinto multidimensionale, e nella forma della Creazione, è il Labirinto attraverso cui tutti noi viaggiamo.
Il Grande Lavoro del genere umano è un tentativo di portare il “cadavere” della Creazione al più profondo stato di vitalità. Ogni cosa che esiste nella Creazione, ciclicamente, è destinata per legge a cambiare stato, a perire; per dunque, tutto ciò che vediamo è già potenzialmente in necrosi, simile ad un cadavere che cammina senza meta…
L’Assoluto, nel suo stato originario, esiste soltanto in relazione a sé stesso come Vuoto indifferenziato, come un oceano contenuto in una goccia d’acqua, contenuta in un mare, a sua volta contenuto in una goccia d’acqua: una sorta di ologramma eternalizzato nell’infinità della manifestazione.
L’Assoluto ha presenza ed attenzione, ma non esistenza.
Si tratta di uno stato molto distante da qualunque cosa possa risultare comprensibile all’uomo contemporaneo, sebbene l’esperienza sia soggettivamente accessibile al viaggiatore che raggiunge la consapevolezza di una morfologia espansa, ove la Cosxienza si libera tra le pieghe del Labirinto.
Quando si sono realizzate a pieno le caratteristiche e le funzioni topologiche e morfologiche della struttura psicodinamica umana, in uno stato di cosxienza impersonale, si può intuire una reale analogia tra la nostra intima Essenza e l’Assoluto. Qui si apprende che la Realtà dell’Assoluto è il nostro stesso Essere.
Nell’abbracciare questa morfologia espansa, l’indagine non si esaurisce, ma si sposta verso il nucleo stesso del vuoto dinamico che muove le pieghe del Cosmo. Se la Realtà dell’Assoluto è il nostro stesso Essere, e la manifestazione visibile è il corpo mistico di un dio frammentato, la comprensione intellettuale cede il passo a una necessità operativa, a una tensione transpersonale che interroga direttamente il viaggiatore.
È in questo spazio indifferenziato, sospeso tra la Presenza pura e la Non-esistenza, che la cosxienza Risvegliata è chiamata a misurarsi con l’enigma della propria stessa origine, formulando domande che non cercano risposte verbali, ma mutazioni di stato.
Se ogni forma transitoria è già potenzialmente in necrosi, in quale esatto punto della cosxienza risiede la forza divina capace di invertire l’entropia e restituire vitalità al “cadavere” della Creazione?
Fino a che punto l’uomo contemporaneo è disposto a smantellare la propria identità metropolitana, affinché il mare smetta di percepirsi come goccia e riconosca l’oceano riflesso nel proprio stesso essere?
Quando la cosxienza si libera finalmente tra codici numerici e geometrie frattali del Labirinto, chi percorre i corridoi della manifestazione? Siamo noi che cerchiamo l’Assoluto, o è l’Assoluto che, attraverso i nostri occhi, tenta di destarsi dal proprio sonno multidimensionale?
L’eco di questi interrogativi non chiede soluzione, ma richiede di essere attraversato e sperimentato, lasciando che l’incommensurabile verticalità del Silenzio compia da sé il Grande Lavoro.
Grazie di aver letto senza pensare
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Hermes
Immagine in apertura: Mappa Logaritmica dell’Universo di Pablo Carlos Budassi (Fonte)
