Saggezza vs Intelligenza

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Se per pagare una bolletta, prelevare i propri soldi o prenotare una visita medica, un anziano ha bisogno di un figlio o di un nipote, ciò che sbandieriamo come innovazione è di fatto un’esclusione. Questa riflessione fotografa la realtà sociale attuale in cui ogni diritto sembra ormai subordinato a un’applicazione, a un codice o a un portale, e solleva un interrogativo profondo: stiamo davvero evolvendo o stiamo diventando più cinici, dipendenti ed egoisti?

La selezione digitale che stiamo attualizzando in modo sistematico non è solo tecnologica, ma un drammatico divario generazionale che rischia di cancellare la nostra risorsa più preziosa: i nostri padri e le nostre madri. Nel tentativo di automatizzare ogni aspetto dell’esistenza, la società moderna ha scambiato l’efficienza con il progresso, confondendo l’intelligenza dei sistemi con la saggezza umana. Dalla bottega artigiana alla catena di montaggio robotizzata, l’efficienza ha frammentato l’ingegno umano e il lavoro individuale per moltiplicare la produzione di massa. Dai contanti alla carta di credito il progresso sta eliminando la frizione viva dello scambio fisico, rendendolo virtuale, immediato e invisibile, e queste dinamiche sono una realtà riscontrabile in ogni ambito della vita sociale.

Chi ha costruito questo paese con la propria opera, mattone dopo mattone, si ritrova improvvisamente estromesso dalla scena ed escluso dai servizi essenziali. La digitalizzazione forzata della pubblica amministrazione e dei servizi di base ha trasformato lo smartphone in un custode spietato dei diritti civili. Se non sei registrato e connesso, e non sai ‘navigare’ e chattare, non solo non accedi, ma non esisti.

Questa transizione, non incline all’etica, calpesta la dignità di quei cittadini che per molte ragioni non riescono, o non desiderano, stare al passo con le innovazioni del tempo, e questo non rientra solo in un contesto funzionale e logistico, ma innanzitutto generazionale e culturale.

Gli anziani non sono nostalgici, categorie da tutelare, assistere o curare, ma sono i portatori sani della nostra memoria collettiva, fatta di radici e valori culturali genuini. Custodi di una memoria viva, non digitalizzata, sono l’anello di congiunzione di una storia vivente che non può essere racchiusa in un server o standardizzata in un algoritmo. Una memoria fatta di storie raccontate a voce dove il tono e la pausa trasmettono l’emozione dell’esperienza vissuta. Una storia di manualità e mestieri che si imparano solo guardando e ascoltando, di una profonda conoscenza del territorio e delle relazioni umane autentiche.

Quando un’istituzione chiude l’ultimo sportello fisico per sostituirlo con un chat bot, di fatto taglia anche il dialogo esistente tra le generazioni. Senza mezzi termini, a chi ha vissuto prima di noi, si dice che il suo modo di pensare e comunicare, basato sul contatto visivo e sulla parola, non è più funzionale.

Questa riflessione non si concentra tanto sul giudicare la tecnologia, quanto sul modo in cui questa viene prepotentemente e massicciamente implementata senza valutarne gli evidenti effetti collaterali. Una società davvero moderna non solo dovrebbe tutelare diritti e dignità dei suoi cittadini, ma anche mantenere un canale alternativo “analogico” o fisico per garantire a chiunque l’accesso ai servizi essenziali. La tecnologia dovrebbe essere uno strumento di supporto che amplia le possibilità, non un filtro selettivo che decide chi ha diritto alla dignità e chi no.

Un’innovazione che lascia indietro chi ci ha preceduto, senza creare una transizione equa e un processo d’insieme, rischia di rivelarsi fallimentare. Una società autenticamente moderna per rimanere umana ha il dovere di essere di ampie vedute, di parlare il linguaggio digitale del futuro integrando nel miglior modo possibile i canali analogici del passato. Solo mantenendo vivi gli spazi di incontro basati su rapporti umani etici e autentici si eviterà che l’intelligenza fredda delle macchine finisca per spegnere la saggezza calda delle nostre radici e del nostro lignaggio divino.

La storia insegna che una società senza memoria è come un albero senza radici destinato a cadere al primo colpo di vento. Luis Sepúlveda scriveva che “un popolo senza memoria è un popolo senza futuro”, e forse questa affermazione ci apre ad una profonda riflessione.

 

Siamo in un flusso di eventi inarrestabili, la tecnologia viaggia a ritmi mai visti prima. Qualche giorno fa Jack Clark, co-fondatore di Anthropic, dichiarava ai media: “In questo momento l’IA ha solo l’acceleratore, serve un freno”. E allora una domanda nasce spontanea: Sono davvero disposto ad essere il passeggero di una corsa senza controllo … ?

 

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Hermes

 

 


Immagine in apertura: riproduzione della Vëlhà piemontese (fonte)

 

 

Una risposta a “Saggezza vs Intelligenza”

  1. Grazie Hermes, questa tua riflessione apre uno sguardo davvero importante sui tempi che stiamo attraversando! grazie!

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